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TRANSNISTRIA

ALFREDO COVINO

Non è poi così nero questo buco di posto che si chiama Transnistria. L’Europa lo considera così, uno spazio geopolitico capace solo di inghiottire e far sparire nel nulla quel che vi arriva, dal 1992, quando i suoi abitanti si sono proclamati indipendenti dalla Moldova. Nessuno ha riconosciuto il nuovo stato, una strisciolina di terra al di là del fiume Nistro, grande come la provincia di Viterbo, che si è presto trasformato in crocevia ideale per i traffici internazionali illegali. Frontiere fittizie e permeabili a chiunque possa allungare una mancia hanno attirato contrabbandieri come mosche, eppure negli ultimi anni sembra che il transito di merci sia in calo. Merito, forse, della coscienza sporca dei russi, che pur non avendo riconosciuto la sovranità ai transnistriani, ne hanno appoggiato il movimento separatista in modo da tenere in pugno tutta la Moldova e mantengono sul territorio a est del fiume i loro peacekeeper.

Per riscattare la brutta reputazione che si sono guadagnati con la guerra in Georgia, adesso i russi cercano di negoziare, invitando il presidente moldavo Veronin a Mosca per negoziare con il transnistriano Smirnov. Eppure, anche quando fa da pacere, il Cremlino viola gli accordi internazionali, che prevedono il coinvolgimento nei negoziati di Osce e Ucraina. Il presidente moldavo, mai troppo ostile a Mosca, sembra essersi piegato alla realpolitik putiniana, ma i suoi concittadini potrebbero non gradire. [ da “Transnistria”. I veterani della guerra del ’92, di Cecilia Tosi ]